Industria 4.0. Quali concreti vantaggi per le imprese italiane?

Come consulenti di direzione ci sentiamo spesso rivolgere questa domanda da imprenditori e manager nostri clienti.

Il battage mediatico che è nato soprattutto con il piano di sviluppo e gli incentivi voluti dal ministro Calenda hanno avuto un effetto sicuramente positivo sul PIL italiano, ma in molti casi hanno contribuito non poco a generare confusione.

Non tanto (o non solo) sulla reale efficacia delle nuove tecnologie digitali, ma anche e soprattutto sul loro utilizzo.

Da “vecchi” esperti e praticanti dei principi Lean la prima domanda che ci sorge sempre spontanea è: come fare a creare valore per il nostro cliente?
Da cui la prima osservazione è che digitalizzando un processo sbagliato abbiamo solo creato un nuovo tipo di spreco: lo “spreco automatico”. Magari si riduce l’impiego di risorse per operazioni manuali, ma l’azienda è costretta a gestire complessi e sofisticati sistemi di acquisizione e gestione di dati che in fin dei conti il cliente non è disposto a pagare.

Per contro ci è molto chiara la distinzione che i giapponesi fanno tra automazione e “Jidoka” (tradotto talvolta con il termine “autonomazione” o “automazione a misura d’uomo”), vale a dire l’utilizzo di sistemi ed automatismi che impediscono o prevengono l’insorgenza di errori, o comunque che facilitano lo svolgimento di azioni ad elevato valore aggiunto.

Da qui la considerazione che anche la quarta rivoluzione industriale avrà maggiore successo solo se le nuove tecnologie digitali servono a sviluppare nuovi processi a valore aggiunto o nuove opportunità di business, piuttosto che semplici riduzioni di costo.

Abbiamo quindi colto l’esigenza di aprire un confronto tra le aziende manifatturiere ed alcuni provider di tecnologie “4.0” per colmare un gap di conoscenza reciproca: di opportunità tecnologiche da un lato e di reali bisogni di business dall’altro.

Assieme ai nostri partner di NoE Network of Excellence abbiamo quindi deciso di organizzare due “Think Tank”, uno a Milano ed uno a Bologna durante i quali aziende ed esperti di tecnologia si sono potuti confrontare apertamente su bisogni ed opportunità.

Durante i due Think Tank abbiamo quindi cercato di dare delle risposte alle domande chiave che ci si deve porre prima di avviare un progetto di Industria 4.0:

  • Industria 4.0: solo incentivi fiscali?
  • Siamo pronti ad accettare una nuova sfida?
  • Quali vantaggi (o nuove opportunità di business) posso cogliere dall’adozione di tecnologie digitali?

Industria 4.0: solo incentivi fiscali?

Gli incentivi hanno sempre un rovescio della medaglia: il fatto che siano limitati nel tempo può portare a scegliere investimenti sbagliati e/o surdimensionati rispetto alle reali esigenze dell’azienda.

Il Just In Time dovrebbe essere adottato anche nella pianificazione degli investimenti: parafrasando Taichi Ohno un investimento giusto nel momento sbagliato è “MUDA” (spreco).

Se sbaglio il timing solamente per cogliere un vantaggio fiscale rischio di avere più danni che vantaggi.

Per contro gli incentivi fiscali hanno avuto un indubbio vantaggio: alimentare la discussione sul tema e fare aprire gli occhi anche ai manager/imprenditori meno propensi all’innovazione. Forse non tutti godranno dell’incentivo, ma per lo meno oggi tutti si pongono il problema della digitalizzazione dei propri processi e prodotti.

Siamo pronti ad accettare una nuova sfida?

Se automatizzo un processo sbagliato ho solo aumentato lo spreco! Quindi la vera domanda da porsi prima di lanciarsi in un progetto di Industry 4.0 è se i processi aziendali sono già efficienti ed affidabili. In caso contrario possiamo abbinare un ripensamento dei processi all’impiego di nuove tecnologie.

In un’azienda ad alto contenuto tecnologico mi è capitato di rivedere con tecniche di Industrial Engineering “tradizionali” alcune fasi del processo produttivo, mentre progettavamo un sistema di controllo di processo sofisticato che impiega strumenti di IIOT (Industrial Internet Of Things) anche per la manutenzione predittiva: i vantaggi che ne sono derivati hanno superato di molto le attese.

Per accettare una sfida anche l’aspetto organizzativo non può essere trascurato.

Dobbiamo ricordare infatti che la digitalizzazione comporta la disponibilità di informazioni e quindi impatta fortemente sui processi di delega e di assunzione di responsabilità.

La tecnologia può portare conoscenze a tutti i livelli, fornire dati e informazioni a supporto di decisioni rapide e tempestive, ed aiuta ad abbattere i silos organizzativi, ma è necessario adeguare i modelli gerarchici, altrimenti si rischia un altro tipo di spreco: lo speco di informazioni che sono disponibili, ma non usate in modo efficace.

Da ultimo per essere pronti ad accettare la sfida esiste un tema di competenze digitali, che possono essere carenti o semplicemente male utilizzate: non è infrequente trovare persone (spesso giovani nativi digitali) che nel tempo libero hanno sviluppato conoscenze ed abilità digitali, ma che non vengono usate in azienda, magari solo perché nessuno lo ha mai richiesto.

Anche questo può essere un altro grosso spreco: lo spreco di competenza.

Quali vantaggi (o nuove opportunità di business) posso cogliere dall’adozione di tecnologie digitali?

Innanzitutto dobbiamo fare una distinzione tra Digital Process o Digital Product.

Nel primo caso possiamo ottenere benefici interni (riduzione costi, migliore controllo di processo, …), per cui dobbiamo capire che non tutti i processi «meritano» di essere digitalizzati.

Dipende dai vantaggi che ne conseguono in termini di SQCD (Safety Quality Cost Delivery) e si devono scegliere come prioritari quelli che si ribaltano indirettamente anche sul cliente.

Ma una vera “rivoluzione” la posso avere solo se ripenso i prodotti in ottica digitale.

Ciò significa agire sul processo di innovazione, non solo per inserire tecnologie nei prodotti esistenti, ma anche e soprattutto nel ripensamento del modo con cui possono essere utilizzati i prodotti.

Da qui nascono nuove opportunità di business. Non si tratta più solo di esperimenti e di pochi casi famosi, ormai sono innumerevoli i casi di “servitization”, vale a dire trasformazione del modello di business da produttori di oggetti a venditori di “servizi” che quegli oggetti sono destinati a svolgere.

Durante uno dei nostri Think Tank abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con un’azienda produttrice di impianti che ha creato dapprima una divisione e poi una realtà separata per fornire ai propri clienti servizi di supporto al funzionamento degli impianti tramite sistemi IOT: oggi la tecnologia rende più facile passare dalla vendita della “macchina” alla vendita di una “performance”.

Conclusioni

Sulla base delle riflessioni fatte durante i due Think Tank possiamo quindi trarre alcune considerazioni conclusive.

Innanzitutto dobbiamo registrare ancora una certa riluttanza ad intraprendere un percorso di digitalizzazione, da parte di manager ed imprenditori, dovuto forse alle esperienze non sempre felici o indolori di introduzione dei sistemi ERP (tempi lunghi e costi eccessivi).

Al contrario le tecnologie digitali dell’industria 4.0 hanno il grosso vantaggio dato dalla scalabilità delle soluzioni e dei protocolli standard, che consentono di partire con progetti molto piccoli e veloci. Inoltre la riduzione dei costi dell’hardware e del software consentono a tutte le aziende, anche alle PMI, l’accesso alle nuove tecnologie.

Inoltre quasi tutti si rendono conto di essere alla soglia (forse anche oltre la soglia) di una vera e propria rivoluzione, con il rischio di “restare al palo” e di perdere vantaggio competitivo nei confronti di concorrenti (o nuovi player) più aggressivi, ma senza avere idea di come e quali tecnologie possono aiutare.

Il nostro ruolo di consulenti consiste anche nel creare occasioni di matching, tra provider di soluzioni tecnologiche innovative ed aziende, per fare comprendere con esempi concreti quali opportunità possono essere colte, ma non è sufficiente.

Oggi l’evoluzione della tecnologia e l’abbattimento dei costi di HW e SW ci permettono di ripensare il nostro business “a tecnologia infinita”: un po’ come in un sistema MRP si pianifica prima a capacità infinita e successivamente si schedula il migliore utilizzo delle risorse produttive. Anche nel processo di innovazione digitale è sbagliato porsi dei limiti dettati solamente dalla nostra conoscenza delle tecnologie attuali.

Una volta ripensato il modello si scopre spesso che le tecnologie (e i costi di applicazione) non sono più un limite o un vincolo.

Paolo Sganzerla

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